Luciano Foà nasce a Milano nel 1915. A diciotto anni comincia a lavorare con il padre Augusto nell’Agenzia Letteraria Internazionale di Corso del Littorio e nel 1937 si laurea in Legge. Risale a quell’anno l’incontro con Roberto Bazlen, figura fondamentale nella vicenda umana e professionale di Foà.
Nel 1941, su indicazione di Bazlen, Luciano è incaricato da Adriano Olivetti di coordinare il progetto di una nuova casa editrice con un ampio programma di titoli aperto alle più moderne istanze della cultura europea: la Nuova Edizioni Ivrea; parte di quel progetto – la sua componente più squisitamente politica e sociologica – dopo la guerra darà vita alle Edizioni di Comunità.
Inizialmente Luciano resta a Milano, dove divide il suo tempo fra la NEI e l’Ali, ma dopo i bombardamenti del 1942 si trasferisce a Ivrea, dove per qualche mese alloggia in casa di Adriano Olivetti, con il quale è nato un rapporto di amicizia e di grandissima stima. È Olivetti dopo l’8 settembre, avuta notizia di un imminente arresto da parte dei tedeschi, a organizzare la fuga di Luciano e del padre in Svizzera dove resteranno fino alla fine del conflitto.
In Svizzera Luciano è a contatto con molti fuoriusciti, da Luigi Einaudi a Giorgio Fuà ad Alberto Zevi. Con quest’ultimo fa progetti editoriali per il futuro e intanto traduce l’opera di Hemingway che pubblicherà con il titolo Per chi suonano le campane, una delle pochissime traduzioni che firma con il proprio nome anziché con uno pseudonimo.
Dopo la guerra mentre Augusto va sempre più distaccandosi dal lavoro (morirà improvvisamente nel 1948), Luciano trova un valido aiuto nel giovane Erich Linder che aveva già frequentato l’Ali in cerca di traduzioni durante i primi anni del conflitto e che Foà aveva voluto a Ivrea, per un lavoro redazionale.
Il 1950 è l’anno del matrimonio con Mimmina Schiralli, dal quale nasceranno due figli, Augusto e Anna mentre il 1951 è l’anno del trasferimento a Torino, chiamato da Giulio Einaudi ad assumere il ruolo di segretario generale della casa editrice, subito dopo la morte di Cesare Pavese. Prima di partire Luciano affida a Linder la gestione dell’agenzia.
Tornerà a Milano nel 1961, per coronare un progetto a lungo accarezzato: fondare una casa editrice. È così che nel 1962 con Roberto Olivetti, figlio di Adriano, Alberto Zevi e Roberto Bazlen dà vita ad Adelphi alla quale dedicherà tutte le sue energie senza tuttavia dimenticare l’Ali, oggetto per oltre vent’anni di regolari incontri con Linder grazie ai quali continuerà a seguire la vita dell’agenzia.
Muore a Milano nel gennaio del 2005.